I
FAVOLOSI ANNI CINQUANTA IN ITALIA :
la Televisione - il Cinema - la Musica - l'Arte - la Moda
- il Design - lo Sport - l'Auto - le Dueruote - il Paese
La nascita della creatività italiana (e del consumismo)
Il periodo che va dalle elezioni politiche del 1948 alle Olimpiadi
di Roma del 1960 ha rappresentato per l'Italia, appena uscita
dalle distruzioni della seconda guerra mondiale, non solo il
momento della sua rinascita, economica e materiale, ma anche
una feconda stagione che ha segnato l'inizio di quella peculiare
creatività italiana che nei decenni a venire sarebbe
diventata nota come Made in Italy
Un percorso di evoluzione che ha portato un paese,ancora
fondamentalmente agricolo e per buona parte analfabeta, a diventare
una delle maggiori potenze economiche e industriali d'Europa
e del mondo intero
Il decennio degli anni Cinquanta fu il primo momento di benessere
per l'Italia: la stabilità politica non rappresentava
più un miraggio, la riconquistata libertà rassicurava
gli animi e si poneva come condizione fondamentale per lo sviluppo
della creatività nelle diverse forme di "arte"
La Vespa e la Lambretta erano i nuovi simboli di un'epoca veloce
e spensierata. Il cinema nostrano proponeva il modello femminile
di donna florida e maggiorata, con i volti e i corpi di Sophia
Loren, Silvana Mangano, Silvana Pampanini. La nascente televisione
entrava nelle case di tutti, insegnando la lingua e iniziando
a produrre miti mediatici
Mentre architetti del calibro di Gio Ponti progettavano grattacieli,
le aziende italiane invadevano il mercato, in alcuni casi anche
quelli internazionali, con i loro prodotti
30punto80 vi mostra,
a grandi linee, ciò che accadde negli anni 50 nel campo
della Moda, del Cinema, della Musica, dell'Arte, dello Sport,
ecc. ritenendo che possa servire a comprendere meglio il fenomeno
"Design Italiano" verificatosi in quegli anni
il "Pirellone"
a Milano
LA
TELEVISIONE
1954:
LA TELEVISIONE
1954:
arriva la tivù (e non se ne andrà via
mai più!)
La Tv italiana nasce il 3 Gennaio 1954 con qualche
anno di ritardo rispetto agli altri paesi europei.
I primi esperimenti risalgono al 1933, però
senza diffusione pubblica. Prima della Tv, le uniche
due fonti d’informazione di massa erano la Radio e
il Cinema. Nel 1954 quasi il 40% dei lavoratori è
nel settore agricolo, più del 32% è nell’industria
e circa il 28% è nel terziario. Il reddito pro-capite
nel 1950 era tornato ai livelli del 1938
Parla correntemente l’italiano solo il 20% della popolazione
(quasi il 13% è analfabeta)
Inizialmente la Tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia,
Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine
del ’54 la quota di popolazione servita supera il
48%. Nel ’61 raggiunge il 97% degli italiani. Nei
primi 10 anni di vita gli abbonamenti crescono costantemente:
dai 24.000 del ’54 ad oltre 6 milioni nel ’65. Nello
stesso periodo il cinema subisce un notevole calo
nel numero di biglietti venduti. In ogni casa e ritrovo
pubblico dove c'è un televisore si raccoglie
tutto il vicinato per vedere i programmi trasmessi
(i televisori costano ancora troppo e ciò ne
ritarda la diffusione)
A differenza degli USA, dove la Tv nasce subito nel
circuito commerciale, per cui non si paga canone,
in Europa diventa invece strumento culturale delle
istituzioni pubbliche. Non essendoci alternativa di
scelta, il potere dell’utente è nullo. La Tv
come "servizio pubblico" viene pensata non solo come
occasione di intrattenimento, ma anche come strumento
di "educazione e informazione". Infatti si pensa che
essa possa aiutare a combattere l’ignoranza derivante
dal diffuso analfabetismo. In tal senso essa contribuisce
a creare una lingua nazionale, sia pure con alcuni
accenti regionali predominanti, molto più di quanto
sia in grado di fare la scuola
La serata di punta della neonata Tv è costituita dalla
prosa del Venerdì. Il primo divo della Tv è Giorgio
Albertazzi che legge delle novelle. La Tv viene concepita
come un "teatro domestico". Inizialmente i programmi
giornalieri durano appena 4 ore. La pubblicità non
esiste. Nei giorni feriali le trasmissioni iniziano
alle 17,30 con la "Tv dei ragazzi" (che dura 90 minuti);
poi s’interrompono per riprendere col Telegiornale
delle 20 e 45 e durare sino alle 23 (con la replica
del Tg). La domenica, invece, i programmi iniziano
alle 11 di mattina
Nel ’57 si ha una prima svolta: viene introdotta la
pubblicità con "Carosello", con questa caratteristica:
lo spettacolo prevale sullo spot. In un anno vengono
trasmessi 1312 spot (circa 4 al giorno), per una durata
totale di 49 ore (in media 9 minuti al giorno). Dopo
"Carosello" bambini e ragazzi vanno a dormire (bei
tempi!). Nel ’58 per la prima volta si decide di organizzare
un corso di avviamento professionale per studenti
residenti in località prive di scuole. Nel ’60 nasce
la trasmissione "Non è mai troppo tardi" per combattere
l’analfabetismo
Nel ’61 nasce il Secondo Canale. La giornata Tv dura
quasi 11 ore. Dal ’54 al ’61 la quota di programmi
dedicati allo spettacolo cala dal 51% al 22%, mentre
quella culturale sale dal 21% al 49% (stabile quella
informativa: circa il 30%). Col termine "cultura"
s’intende in Tv la fiction di tipo teatrale: prosa,
lirica, originali Tv, racconti e romanzi sceneggiati
(assai pochi i film, i telefilm e i cartoni animati,
anche perché i produttori non vogliono concedere alla
Tv i diritti di trasmissione). Molti i classici letterari
trasmessi in Tv: "Delitto e castigo", "Orgoglio
e pregiudizio", "L’idiota", "Umiliati
e offesi", "Piccolo mondo antico",
ecc. La lirica va presto in crisi perché la Televisione
non è in grado di riprodurre l’atmosfera del teatro
I film sono sempre introdotti da una breve presentazione;
i titoli non sono mai recenti e non sempre di grande
interesse. Nel ’59 si ridurranno a 86 titoli in tutto.
Ciò che rende la Tv molto popolare è l’intrattenimento.
Il primo programma che scatena entusiastici consensi
è "Lascia o raddoppia?" (che imita un programma francese).
Tra i programmi di maggior successo c'è "Un,
due e tre", ma i comici Ugo Tognazzi e Raimondo
Vianello vengono presto espulsi dalla Rai per aver
preso in giro il Presidente della Repubblica
Nel ’61 la trasmissione più seguita resta sempre il
Tg (70% degli utenti). Sul piano politico la gestione
della Rai è democristiana; la cultura di tendenza
è quella umanistica; lo slogan principale è: "I partiti
hanno i giornali, il governo ha la Rai". Fino al 1960
nessun leader di partito ha mai parlato in Tv. Gli
sport più seguiti in Televisione sono il calcio e
il ciclismo
Il
Televisore
Ricordo che mio padre fece arrivare dagli
Stati Uniti un enorme (per quei tempi) televisore
marca Olympic. Era un monumento di plastica
dorata e finto legno: sembrava il frontale
di un tempio greco. Lui stava ore a guardare
il monoscopio, che si intravedeva tra la "neve"
(parola in gerco per "random noise"),
cercando inutilmente di migliorare sintonia,
contrasto e luminosità della immagine.
Poi, quando c'era una vera trasmissione, invitava
a casa nostra tutti i suoi amici per vederla
La
dittatura del tubo (catodico)
Il Telegiornale
Si chiama Riccardo Paladini e ha una bella
voce, una dizione perfetta e le orecchie a
sventola. E' il primo lettore del Tg. Le prime
due qualità ne fanno un professionista
inappuntabile, la terza suscita simpatia e
contribuisce non poco a renderlo popolarissimo.
Agli inizi le notizie erano lette in un ambiente
che doveva ricordare uno studiolo di casa.
Alle spalle del conduttore, agli inizi non
un giornalista ma uno speaker scelto per l'ottima
dizione, apparve poi la carta geografica del
mondo
Una
delle prime "sigle" con nuvole
e Riccardo Paladini (mouse
over)
1955
- Finalmente i quiz!
Il Quiz
"Lascia o raddoppia?"
Il 19 Novembre 1955 la Rai manda in onda uno
strepitoso gioco a premi condotto da Mike Bongiorno
Il successo è enorme tanto che l'Ente
di Stato si vedrà costretto ad estendere
progressivamente i ripetitori su tutto il territorio
nazionale per far fronte alle richieste del
segnale da parte delle numerose famiglie che,
approfittando di un ribasso dei prezzi dei televisori,
finalmente acquistano lo scatolone luminoso
e seguono tutti i sabato sera, con punte record
di 10 milioni, la fortunata e popolare trasmissione
Tutti
a nanna?
Carosello
La trasmissione televisiva "Carosello"
nacque il 3 Febbraio 1957, con un ritardo di
un mese e due giorni sulla data annunciata in
precedenza. Per evitare di attirare su di sè
le critiche di coloro che pagavano il canone
di abbonamento e che non apprezzavano la pubblicità
in televisione, la Rai pensò bene di
associare ad ogni comunicato commerciale un
mini-filmato introduttivo che sintetizzasse
in una manciata di secondi delle storie di senso
compiuto
Nascita
e fine del "neorealismo", poi... anche
le maggiorate vanno al cinema
Tra il 1945 e il 1953 nasce in Italia l'importante
fenomeno del Neorealismo. La guerra e la sconfitta
avevano posto grossi limiti materiali e ideologici
alla produzione cinematografica italiana. Gran parte
degli studi erano distrutti e non si potevano girare
scene ricostruite. Mancavano fondi per realizzare
film così come si faceva negli anni precedenti
la guerra. Mancavano persino gli attori: non si potevano
impiegare gli attori usati dal cinema fascista che
impersonavano eroi di propaganda
I giovani registi usciti dalla guerra partecipavano
al movimento di rinnovamento della società
italiana di quegli anni. Loro impegno era il contatto
diretto, quasi documentario, con la realtà:
il bisogno della verità dopo le mistificazioni
e la retorica del regime
I film del neorealismo italiano si contraddistinguono
per una forte carica realista, l'uso di attori non
professionisti, la presa diretta del paesaggio esterno
delle città e delle campagne. Si guarda non
più alle storie individuali e medio-borghesi,
ma a vicende collettive: di abitanti di Roma occupata
e di partigiani, di donne del dopoguerra, di povera
gente costretta a rubare una bicicletta per trovare
lavoro, di pensionati, di emigranti. Si filma tutto
quel mondo di cui il fascismo non ammetteva l'esistenza:
la povera gente, la prostituzione, i suicidi, il mondo
reale del lavoro duro
Anche dal punto di vista linguistico riappaiono, insieme
alla realtà, i dialetti che il nazionalismo
fascista aveva bollato come deteriori. Aldo Fabrizi
e Anna Magnani danno il via al film dialettale
I
maggiori autori del neorealismo sono Roberto Rosssellini,
Vittorio De Sica, Luchino Visconti, attorniati da
una serie di altri registi di buon livello, affiancati
da alcuni interpreti di primo piano e da sceneggiatori
come Cesare Zavattini ("Sciuscià",
"Ladri di biciclette", "Miracolo a
Milano", "Umberto D", "Il tetto",
"L'oro di Napoli") e Sergio Amidei ("Roma
città aperta", "Paisà",
"Viva l'Italia!")
Oltre
agli autori maggiori, vi è tutta una serie
di autori minori, registi che contribuiscono al successo
del filone in quegli anni, spesso anche solo con un
unico film, per poi magari avere una evoluzione verso
altre direzioni. Si ricordano tra questi registi minori
Luigi Zampa, Carlo Lizzani, Giuseppe De Santis, Gillo
Pontecorvo, Alberto Lattuada, Pietro Germi, Michelangelo
Antonioni, Francesco Rosi, Alessandro Blasetti
Il
filone neorealista italiano ha le caratteristiche
di un breve sprazzo di luce, che dura lo spazio
di un lampo Circoscritto nel tempo, il neorealismo
è sostanzialmente già finito all'inizio
degli anni '60. Nato per il convergere di eventi
storici e pratici del tutto particolari, il cinema
neorealista italiano fu poco apprezzato in quegli
anni in Italia, decisamente osteggiato da una classe
politica che si avviava alla restaurazione. "I
panni sporchi si lavano in famiglia" fu il
commento indicativo di un giovane politico, Giulio
Andreotti, destinato a rappresentare la classe politica
democristiana nei quarant'anni successivi
Il successo del neorealismo si ha grazie alla lettura
dei teorici e dei registi francesi, un successo
all'estero che servì, tra l'altro, a mutare
l'immagine degli italiani
Già alla fine degli anni '50 il neorealismo
vira verso la commedia, di cui sarà regista
tipico Mario Monicelli. Le rinate case di produzione
italiane non finanziano più il cinema impegnato:
si avvia la produzione consumistica. La commedia
“all'italiana” (la definizione è
in quegli anni spregiativa) riuscirà tuttavia
a trasmettere attraverso l'ironia e la buffoneria
aspetti della società italiana degli anni
'50 e '60 di derivazione 'realista'. Molti degli
autori della commedia all'italiana erano stati infatti
autori del neorealismo, riadattati per esigenze
di mercato ma senza perdere il tocco particolare
e caratteristico
Sophia
Loren
Sophia Loren è certamente l'attrice italiana
più conosciuta nel mondo Tra il 1950 e il 1959
ha preso parte a ben 35 pellicole. Nel 1961, con il
film "Two women" (La Ciociara), ha vinto l'Academy
Award per la migliore attrice. Sposata con il produttore
Carlo Ponti, in cinquanta anni di carriera ha girato
più di 100 films molti dei quali con i più
noti attori di Hollywood
Sophia
Loren
Gina Lollobrigida
Nata a Subiaco nel 1927, la bellissima e affascinante
Lollo, come presto venne chiamata da tutti gli italiani,
iniziò la sua carriera nel 1947 quando venne
eletta Miss Italia. Negli anni Cinquanta girò
più di 30 films, il più famoso dei quali,
"Pane, amore e fantasia" di Luigi Comencini,
nel 1953. Ritiratasi dal cinema nel 1975, si è
dedicata al giornalismo e alla fotografia con un discreto
successo
Gina
Lollobrigida
Silvana
Mangano
Silvana
Mangano
Nasce a Roma nel 1930 e viene eletta Miss Italia nel
1946. Nel 1949 si impone nel ruolo della mondina dalla
sessualità prorompente nel film "Riso amaro"
di Giuseppe De Santis. Nel 1949 sposa il produttore
Dino De Laurentis. Entrata di diritto nel gruppo delle
"maggiorate fisiche" interpreterà poi
pellicole sempre più raffinate e intense. Il
meglio di sé lo ha dato con registi come Pasolini
e Luchino Visconti
Marisa
Allasio
Marisa Allasio
Marisa Allasio nasce a Torino nel 1936. Durante gli
anni Cinquanta ha girato oltre 15 films, ma il personaggio
che l'ha resa famosa è quello di Giovanna in
"Poveri ma belli" di Dino Risi del 1956. La
ragazza bella, tutta curve, con il nasino all'insù
è una variante tutta italiana di Brigitte Bardot,
senza le malizie della diva francese. Nel 1957 presenta
il Festival di San Remo con Nunzio Filogamo. L'anno
dopo (1958) abbandona il cinema
Gli
inizi del Festival di Sanremo sono ormai consegnati
al mito. Risalgono al 1951 e ad una estemporanea "tre
giorni musicale" (29-30-31 Gennaio), diffusa in tutta
l'Italia attraverso la radio (la televisione subentrerà
solo nel 1954). La manifestazione allora si svolgeva
al Casinò di Sanremo, l'orchestra la dirigeva
il maestro Cinico Angelini e i cantanti erano solo
due, Nilla Pizzi e Achille Togliani, con il supporto
del Duo Fasano. Tutto qui. Ma per molte ragioni la
cosa funzionò, tanto da far diventare quella data
una data storica e da dare l'impressione che raccontare
le vicende di questa manifestazione, oggi, sia un
po' come scrivere pagine dense di storia patria
Nel bene e nel male, dietro il Festival e le sue canzoni
entrate nell'immaginario collettivo c'è in filigrana
mezzo secolo d'Italia. Dai giorni duri della Ricostruzione
a quelli del Boom Economico, da quelli tormentatati
della Contestazione a quelli supponenti del Neoconsumismo
degli Anni Ottanta e Novanta; tutti raccontati, suggeriti,
evocati puntualmente dalle tante canzoni e dai tanti
interpreti che si sono consegnati, attraverso Sanremo,
alla storia "minima" della canzone italiana
Anno dopo anno il Festival ha scritto la colonna sonora
della nostra quotidianità e ha dato voce ai nostri
sentimenti, alle nostre ambizioni e perfino alle nostre
rabbie. Anno dopo anno, edizione dopo edizione, i
volti simpatici o antipatici dei presentatori e dei
cantanti, le note malinconiche, allegre o smielate
delle canzoni, il gusto della "gara sera per sera",
hanno assunto sfumature diverse, legate alle mode,
all'evoluzione della sensibilità musicale, alle modificazioni
spesso vistose di una società che in 50 anni si è
trasformata fino quasi a non riconoscersi più
Nilla,
Regina della Canzone
Nilla Pizzi nasce in provincia di Bologna nel 1919.
Ha vinto due Festival di Sanremo con "Grazie dei
fiori" (1951) e "Vola colomba" (1952).
Inaugura la fortunata attività nel 1942 cantando
nelle balere emiliane. Il maestro Cinico Angelini la
introduce alla radio dove, vincendo i primi due Festival,
si guadagna l'appellativo di "Regina della Canzone".
Altri suoi successi sono "Papaveri e papere",
"L'edera" e "Tutte le mamme"
Nilla
Pizzi
Claudio Villa, detto "Il Reuccio"
Claudio Villa nasce a Roma nel 1926. Vince quattro Festival
di Sanremo con "Buongiorno tristezza" (1955),
"Corde della mia chitarra" (1957), "Addio...addio"
(1962) e "Non pensare a me" (1967). Sostenuto
da una profonda vocalità e da una grande perizia
musicale, è stato il protagonista indiscusso
di oltre trent'anni di musica leggera italiana. Muore,
compianto da una marea di ammiratori, nel Febbraio del
1987, proprio mentre si svolge la serata finale del
Festival di Sanremo
Claudio
Villa
Jula
DePalma
Jula De Palma
Jula De Palma è nata a Milano nel 1932. Nel 1950
entra a far parte della scuderia cantanti dell'Ente
Radiofonico di Stato. A partire dal 1955 partecipa a
diverse edizioni del Festival di Sanremo. Con la sua
carica di sensualità e il suo stile da grande
vocalist è stata tra le grandi protagoniste femminili
di quella manifestazione canora. Nel 1959 canta "Tua"
in coppia con Tonina Torrielli. La sua interpretazione
creerà qualcosa di simile ad uno scandalo
Domenico
Modugno
Domenico
Modugno
Domenico Modugno è considerato il padre dei
cantautori italiani e, come autore-interprete, è
tra i più grandi d'Europa. Nacque nel 1928
in provincia di Bari. Nel 1957 vinse il 2° premio
al Festival della Canzone Napoletana con "Lazzarella".
Nello stesso anno vinse il Festival di Sanremo con
la canzone "Nel blu dipinto di blu" ("Volare")
che rivoluzionò la canzone italiana e
dette inizio al boom della vendita discografica italiana
fino ad allora molto bassa
L'Informale è una delle principali correnti
artistiche del dopoguerra in Europa. La pittura è
stata la tecnica di elezione, ma si possono ricordare
anche vari esempi di Informale in scultura e nell'incisione
Ha cominciato a diffondersi verso la metà degli anni
'40, partendo dalla Francia. Si è poi rapidamente
propagato a quasi tutti i Paesi continentali (Italia,
Spagna, Germania, Austria, Belgio), fino a trasformarsi
nella tendenza dominante degli anni Cinquanta
Il termine venne coniato attorno al 1950 dal critico
francese Michel Tapiè, nel tentativo di unificare
varie tendenze espressive del tempo che sembravano
scaturire da un comune stato d'animo esistenziale
L'ambito dell'Informale in Europa si articola in diverse
correnti. Comune a tutte è l'esigenza dell'artista
di dare voce alle proprie ansie, alle proprie crisi
di certezze, causate dalla follia della guerra. L'incapacità
dell'uomo di controllare attraverso la ragione i propri
istinti distruttivi porta l'artista a sondare, attraverso
la pittura, le profondità più recondite della natura
umana. Questo proposito assume due valenze fondamentali.
Da un lato, una ricerca di autenticità nell'irrazionale,
intesa come via di uscita dalla sfiducia nei confronti
della razionalità. Dall'altro, l'esigenza di affermare
la propria volontà di esistere in quanto artista
Sul piano formale questo atteggiamento si traduce,
per prima cosa, nell'abbandono di ogni proposito mimetico.
In pratica, il rifiuto di rappresentare la realtà
naturale. Per strade diverse, l'artista mette in atto
un processo di dissoluzione della forma nell'informe
L'opera si caratterizza per l'assenza di una forma
chiaramente riconoscible, sia essa figurativa (realista,
surreale, espressionista, post-cubista) o astratta
(geometrica, lirica). Al posto del repertorio di strumenti
formali dell'arte tradizionale, prendono possesso
del quadro macchie di colore, trame di segni, matasse,
grovigli, grumi di materia pittorica, buchi e tagli.
Emblema di questa pittura è la macchia: macchia come
elemento pittorico senza forma definita, casuale,
denso però di forza espressiva ed evocativa
(è tutto chiaro?)
Piero
Manzoni
Piero Manzoni nasce in provincia di Cremona nel 1933.
Dopo gli studi classici si iscrive all'Accademia di
Brera e inizia a dipingere in modo tradizionale. Dalla
metà degli anni '50 sperimenta nuovi materiali
tra cui il catrame. Nel 1957 entra a far parte del
"Movimento nucleare" e comincia a realizzare
opere oggettuali e happenings. Tra il 1959 e il 1960
realizza i palloncini col "Fiato d'Artista".
La sua famosa "Merda d'Artista" è
del 1961
opera di Piero Manzoni
Lucio
Fontana
Lucio Fontana nasce a Rosario (Argentina) nel 1899.
Si trasferisce molto presto in Italia e nel 1927 si
iscrive all'Accademia di Brera. Nel 1947 elabora il
Primo Manifesto dello Spazialismo. Nascono le prime
carte con i "Buchi". E' l'inizio della grande
stagione dei Concetti Spaziali. Sul finire del 1958
realizza le sue prime opere con i "Tagli"
opera
di Lucio Fontana
opera di Alberto Burri
Alberto Burri
Alberto Burri nasce a Città di Castello (Perugia)
nel 1915. Nel 1947 tiene la sua prima personale a
Roma proponendo opere figurative Nel 1954 realizza
piccole combustioni su carta. Continua a utilizzare
il fuoco anche negli anni successivi, realizzando
"Legni" (1956), "Plastiche" (1957)
e "Ferri" (1958). Tra il 1961 e il 1969
realizza il ciclo delle "Plastiche combuste"
opera
di Emilio Vedova
Emilio
Vedova
Emilio Vedova nasce a Venezia nel 1919. E' un artista
"autodidatta"
Nel 1946 entra nella Nuova Secessione italiana uscendone
nel 1948 con un violento intervento contro il neorealismo
imposto. Nel suo studio di Venezia realizza i primi
"Plurimi" (1962-1963)
Roberto Capucci è nato a Roma nel 1930. Ha
frequentato l'Accademia di Belle Arti. A soli ventisei
anni viene giudicato il miglior creatore della moda
italiana, in particolar modo da uno stilista come
Christian Dior. Nel 1962 apre un atelier a Parigi
dove viene accolto fra clamori ed entusiasmi. E' il
primo artista italiano a cui viene chiesto di firmare
un prodotto
abito di Capucci
Emilio
Pucci
Ci fu un momento in cui un vestito di jersey
di seta stampata, creato dal Marchese di Basento Emilio
Pucci, costava di più del suo peso in oro
abito di Pucci
abito delle
sorelle Fontana
Le sorelle Fontana
Primo
fra gli abiti delle sorelle Fontana (Zoe, Micol e Giovanna),
a portare fama e lustro oltreoceano, fu l'abito da sposa
di Linda Christian che sposò Tyrone Power a Roma
nella basilica di Santa Francesca Romana. Da quell'etereo
abito bianco nacque una sorta di frenesia tra le fidanzate
d'America a desiderare le sorelle Fontana come pronube;
prima fra tutte Margaret Truman, figlia del Presidente
degli Stati Uniti Harry S. Truman
L'Alta Moda italiana si impose così su quella
locale americana e su quella francese
abito di Fernanda Gattinoni
Fernanda Gattinoni
Fin dagli anni '50 la Maison Gattinoni, fondata da
Fernanda Gattinoni, è stata simbolo di stile
ed eleganza. Sono innumerevoli le donne importanti
che hanno indossato abiti creati da Madame Gattinoni:
da Soraya ad Ava Gardner, da Ingrid Bergman a Monica
Vitti, da Anna Magnani a Gina Lollobrigida
Gli ETR 300 erano treni di lusso nati per il servizio
sulla dorsale Milano - Roma. Furono il simbolo della
rinascita delle FFSS dopo le distruzioni della 2a guerra
mondiale I posti erano 190 suddivisi in elegantissimi
salottini da 10 posti ciascuno. Gli interni furono progettati
anche da Gio Ponti
L'ETR 301 entrò in servizio nel '52, seguito
dall'ETR 302 nel '53 e dall'ETR 303 nel '59. La demolizione
degli ETR 300 è avvenuta nell'autunno del 1998
ETR
300 - "Settebello"
La
Lettera 22
E' stata la prima macchina da scrivere portatile italiana.
Pensata per "l'uomo della strada", compatta,
leggera, essenziale, dotata di coperchio per il trasporto.
La sua produzione inizia nel 1950. Entra da subito nella
collezione permanente del "MOMA" di New York.
Vince il Compasso d'Oro nel 1954
Olivetti
- LETTERA 22
La
sedia "Superleggera"
La "Superleggera"
"...questa sedia è leggera, costa poco (sulle
cinquemila), è fortissima e se andate dai Cassina
vi daranno spettacoli emozionanti di lanci di queste
sedie che ricadono dopo voli vertiginosi, in alto e
in lungo, rimbalzando e non rompendosi mai" Sono
le parole con cui Gio Ponti sintetizzava le qualità
della sua "sediolina": esile, maneggevole,
leggera, anzi superleggera
Magnetofono
G255
Il
"Gelosino"
Prodotto in migliaia di esemplari dal 1957, dalla Geloso
di Milano, divenne molto popolare tra i giovani che
cominciarono così a poter registrare e riascoltare
le loro canzoni preferite. Impiegava solo due valvole
(12AX7 e UL41) più un raddrizzatore al selenio.
Aveva un mobiletto in plastica e quattro tasti di comando
colorati
Coppi parte al Falzarego e allunga sul Pordoi,
mentre Bartali buca e arranca, mai domo, alle sue
spalle. Quanti Giri d'Italia si sono decisi con colpi
di scena come questo, nell'infinita battaglia tra
i due campionissimi? Le Dolomiti hanno deciso, recita
lo speaker, mentre le tappe successive ci portano
senza altri sussulti verso il gran finale di Milano.
Era un Giro degli anni Cinquanta...
Gino
Bartali
Gino Bartali è nato in provincia di Firenze nel
1914. La sua carriera professionistica durò vent'anni:
dal 1935, quando si laureò campione d'Italia,
al 1954. Con Fausto Coppi, suo eterno rivale, ha segnato
una stagione mitica del ciclismo. Tra il 1931 e il 1954
corse 988 gare vincendone 184. E' morto nel 2000; diceva
che "...gli è tutto sbagliato, tutto da
rifare"
Gino Bartali
Fausto
Coppi
Fausto Coppi è nato in provincia di Alessandria
nel 1919. Nel 1937 disputa la sua prima corsa. Mentre
lui pensa al ciclismo, sopra la sua testa scoppia
la seconda guerra mondiale. Uscito incolume da questa
esperienza nel 1945 riprende gli allenamenti. Il "campionissimo"
vinse 110 corse tra cui due Tour de France e cinque
Giri d'Italia
Fausto
Coppi
Alberto Ascari
Alberto
Ascari
Alberto Ascari, nato a Milano nel 1918, fu il più
grande pilota italiano dopo Tazio Nuvolari. Conquistò
due titoli mondiali di Formula Uno disputando 32 Gran
Premi e vincendone 13. Fu l'unico pilota al mondo
in grado di rivaleggiare seriamente con Manuel Fangio
Corse con macchine Alfa, Ferrari, Lancia e Maserati.
La sua morte, nel 1955, venne accolta come una perdita
per l'intera nazione
Ribot - il mito del galoppo
Ribot
Nel 1952 nasceva Ribot, il più grande purosangue
della storia dell'ippica. La carriera agonistica di
Ribot termina con il tanto atteso e forse temuto sedicesimo
trionfo: il terzo in terra straniera, il secondo a
Parigi. Davanti a 120.000 spettatori in delirio vola
e lascia gli avversari a 6 lunghezze di distacco
Lanciata nel 1936, la Fiat 500, detta "Topolino",
fu l'auto di serie più piccola prodotta in
quei tempi. Con due posti e un motore di 569cc da
13 cavalli venne progettata per il mercato di massa.
Fu un grande successo e il modello originale venne
prodotto fino al 1948. Nel 1949 arrivò l'ultima
versione, la 500 C, che rimase in produzione fino
all'avvento della 600 nel 1955. In totale vennero
prodotte 520.000 vetture "Topolino"
Fiat 500 C - Topolino = 1949 - 1955
La
Fiat Nuova 500
Erede della 500 C - "Topolino", la "Nuova"
500 fece la sua comparsa nel 1957. Aveva due posti e
due portiere, il tetto apribile e un motore posteriore
a due cilindri da 479cc raffreddato ad aria. Più
tardi nello stesso anno, al Salone di Torino, furono
introdotte due versioni: la "Economica" e
la "Normale". La prima versione restò
in produzione fino al 1960
Fiat Nuova 500
Fiat 600 = 1955 - 1960
La
Fiat 600
Presentata al Salone di Ginevra del 1955, la nuova
Fiat 600 fu un prodotto del "Miracolo italiano"
del dopoguerra e contribuì fortemente a "motorizzare"
il paese. La 600 aveva due portiere , che nella prima
versione si aprivano controvento, quattro posti e
un motore posteriore da 633cc. Nelle varie versioni,
compresa la "Multipla", vennero prodotti
2.700.000 esemplari
Bianchina Trasformabile = 1957
La
"Bianchina"
La Bianchina nasce nello stabilimento Autobianchi di
Desio (MI) su meccanica della Fiat 500 ma con un grado
di finitura decisamente superiore. Venne presentata
al Museo della Scienza e della Tecnica, a Milano, nel
1957 ed ebbe un successo immediato anche, e soprattutto,
tra le signore Aveva un motore da 479cc con 15cv. La
produzione è terminata nei primi anni '70
La guerra aveva lasciato macerie e miseria. I magnifici
aeroplani che la Piaggio fabbricava prima del conflitto
non servivano più. Gli italiani avevano bisogno di muoversi,
ma l'automobile costava troppo e la motocicletta non
era abbastanza pratica. Fu così che, grazie al desiderio
di innovazione di Enrico Piaggio, Corradino d’Ascanio,
ingegnere aeronautico, "inventò" la Vespa...
un
raduno di Vespe
La
Vespa e il cinema
Oltre ad essere protagonista del costume italiano e
non solo, la Vespa è stata anche protagonista o comunque
presente in molti famosi film, a partire dal 1953 in
poi....
"Vacanze
romane" - 1953
una
Lambretta
La Lambretta
Nel 1957 Cesare Battaglini partì per un giro del mondo
che sarebbe finito solo due anni dopo. La Innocenti
a scopo pubblicitario gli aveva fornito due Lambrette
150 D modificate per l'occasione con portapacchi e serbatoio
maggiorato. La durata del viaggio fu dovuta al carattere
dell'impresa decisamente diversa dalle precedenti; infatti
il nostro esploratore non fece un semplice periplo ma
proprio un esplorazione dei continenti: dalla Terra
del Fuoco al Canada, dal Sudafrica al Mediterraneo,
ecc. Il Museo della Scienza conserva tuttora uno dei
due esemplari che accompagnarono Cesare Battaglini nell'impresa
il
"Galletto" 192 del 1954
La Guzzi
All'esatta metà del secolo risale il famosissimo Galletto,
il primo scooter con le ruote alte della storia, antesignano
di un concetto di prodotto che ha avuto grandissima
diffusione in anni ben più recenti. Nella categoria
delle motoleggere, giunge poi lo Zigolo 98 e a seguire
la Lodola175, l'ultimo progetto personale
di Carlo Guzzi, nel 1956. La tendenza ad anticipare
i tempi si vede anche nella costante ricerca delle migliori
metodologie progettuali e costruttive. Primo e unico
costruttore mondiale, nel 1950 la Moto Guzzi costruisce
la prima Galleria del Vento in cui è possibile provare
i prototipi in scala reale, portando allo sviluppo delle
primissime carenature moderne
Anticomunista, apprezza il modernismo USA (Un americano
a Roma con Alberto Sordi potrebbe essere un suo manifesto)
come antidoto all'integralismo del Vaticano. Modella
con comunisti e socialisti la Costituzione; discute,
sempre con loro, il trattato di pace Ma senza di loro
contratta con Truman gli aiuti del piano Marshall e
l'adesione dell'Italia alla Nato (1949) battendo il
lungo ostruzionismo di Togliatti e Nenni
Il cattolico e antifascista De Gasperi nel 1953 seppe
dire di no al Vaticano e all’anziano Don Sturzo opponendosi
all’apertura a destra e all'alleanza con monarchici
e fascisti per le amministrative romane (operazione
Sturzo). Il Vaticano non glielo perdonò mai ed il pontefice
Pio XII non ricevette lo statista in occasione del trentesimo
anniversario del suo matrimonio
De
Gasperi ad un comizio Dc
Don Camillo e Peppone
simboleggiano lo scontro tra due culture opposte
che, proprio negli anni '50, si scontrarono accanitamente
proponendo due diversi modelli di vita. Da una parte
il tradizionale contesto sociale dell'Italia cattolica
e democristiana, rappresentata dal parroco Don Camillo,
dall'altra il rivoluzionario modello comunista, rappresentato
dal sindaco Peppone. Ma il confronto politico, che nella
vita reale fu aspro e si protrasse per decenni, nei
romanzi di Guareschi diventa anche un modo per riflettere,
in maniera bonaria, divertita e sarcastica, sui modelli
antropologici dell'italiano medio
Fernandel
e Gino Cervi
un
manifesto del PC
Palmiro Togliatti (1893 - 1964)
Nel dopoguerra lavorò per trasformare il Pci, del quale
fu segretario generale dal 1944 alla morte, in un partito
nazionale e di massa, il più forte dell'occidente, al
quale riuscì a far superare anche la grave crisi interna
seguita al XX congresso del Pcus e alla rivoluzione
ungherese (1956). Sia il legame con l'Urss e il passato
stalinista, sia la preoccupazione di non resuscitare
in Italia una contrapposizione frontale tra "rossi"
e "bianchi" gli impedirono però, nonostante l'ampiezza
di vedute politiche e l'originale intreccio tra opposizione
parlamentare e opposizione sociale, di proporre concretamente
il Pci come credibile alternativa di governo al centrismo
prima e al centrosinistra poi
vignetta
di Giovanni Guareschi
la
Legge Truffa (1953)
Legge
elettorale maggioritaria voluta dalla Dc e dai suoi
alleati per ottenere il controllo certo della Camera
dei deputati. Fu così definita dalle opposizioni di
sinistra in quanto prevedeva che alla lista o all'insieme
delle liste che, essendosi "apparentate" tra loro, avessero
ottenuto più del 50% dei voti toccasse il 65% dei seggi.
Fallì per poche migliaia di voti, fu subito revocata,
ma lasciò uno strascico di grave instabilità politica
...tutto
quello che abbiamo appena osservato (e molti di noi
vissuto) è stato il nostro passato prossimo,
il loro futuro lo abbiamo vissuto fino ad un istante
fa. Proprio adesso, appena finito il presente, inizierà
il nostro futuro...